Molte aziende in questi giorni si stanno chiedendo che impatto avranno i protocolli di sicurezza messi in atto per l’emergenza Covid 19 sui sistemi di gestione della sicurezza alimentare. Come influisce un cambiamento così sostanziale su piani HACCP, certificazioni ISO 22000 o GFSI (BRC, IFS, FSSC 22000)? E soprattutto: bisogna modificare anche le procedure già in atto per la prevenzione dei rischi sulla sicurezza alimentare?

La prevenzione da Covid 19 coinvolge direttamente gli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro (controllo della salute del lavoratore, DPI, ecc..). Ma può riguardare anche gli aspetti di gestione degli ambienti di produzione e di sicurezza alimentare. Ecco alcune domande da porsi:

1. L’operatività dell’azienda ha subito modifiche?

2. È ancora valido scopo e campo di applicazione della certificazione in atto?

(es. IFS, BRC, FSSC 22000, ISO 22000)

3. La gestione del personale ha subito modifiche?

(es. utilizzo di nuovo personale, carenze significative della disponibilità, assenza di figure importanti, utilizzo di lavoro a distanza, abbigliamento, carenza di DPI)

4. La nuova organizzazione ha modificato flussi e aree di lavoro?

(es. aree ad alto rischio, alto controllo, basso rischio, flussi personale/ materie prime/ prodotto finito)

5. I turni di lavoro sono stati modificati?

(es. lavoro notturno, allungamento della settimana lavorativa)

6. La riduzione di personale ha influito sui controlli di prodotto/ processo?

(es. carenza personale, distanziamento)

7. La limitazione di accesso ha ridotto le attività di servizio offerte dai fornitori esterni?

(es. laboratori di analisi, pest control, manutenzione, trasporti)

8. La produzione è ancora svolta nel sito oggetto di certificazione o è stato necessario decentrare/ affidare a terzi parte dei processi?

9. I prodotti hanno subito modifiche riguardo alle loro specifiche?

(es. nuovi ingredienti, diversa ricettazione o composizione)

10. È stato necessario referenziare nuovi fornitori?

11. Alcune procedure dei Programmi di Prerequisito hanno subito modifiche sostanziali?

(es. igiene e pulizia degli ambienti, formazione, igiene del personale, abbigliamento, controllo dei visitatori, controlli sanitari)

È giunto il momento di valutare seriamente se revisionare il proprio sistema di Sicurezza Alimentare. Tanti sono gli strumenti che si possono utilizzare, primo tra tutti un aggiornamento di procedure e programmi, o predisponendo un piano di emergenza dedicato: procedure specifiche che verranno ridiscusse e terminate al termine del periodo contingente (Piano Qualità Specifico).

Ovviamente dipenderà dall’azienda valutare se le azioni che metterà in campo saranno momentanee o durature. L’importante, come sempre, è che quanto previsto venga documentato, controllato e tenuto sotto un  monitoraggio costante.

Gli Owner degli schemi riconosciuti GFSI stanno mettendo a disposizione delle linee guida per aiutare le organizzazioni a definire un piano di azione:

È opportuno istituire un comitato di crisi che si riunisca frequentemente (ad esempio con riunioni settimanali) per riesaminare  periodicamente l’efficacia delle procedure adottate. Rimangono fondamentali la formazione del personale e la comunicazione con le parti in causa (anche esterne, come trasportatori o fornitori).

Altro punto di discussione è come verificare l’efficacia delle procedure: sicuramente istituire delle verifiche ispettive interne (da incentrare sulla valutazione del rispetto delle regole e dei programmi) può essere uno strumento efficace. Si possono però considerare anche nuovi strumenti come i controlli ambientali, che possono verificare l’efficacia dei sistemi di igienizzazione sulle superfici di lavoro e negli impianti di areazione.

Superato il momento di emergenza le aziende dovranno valutare la propria situazione e stabilire quante modifiche abbia subito il processo di produzione e il sistema di gestione. Dovranno quindi valutare se sarà necessario prevedere cambiamenti, per evitare che lo sforzo non sia vano.

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